Quando sento dire dai partiti “lasciamo libertà di voto” (e/o di coscienza) provo un senso di fastidio.. Il cittadino ha “di suo” libertà di voto e coscienza, non gliela deve lasciare nessuno. Ciò detto, a volte (tipicamente i temi etici) ha senso che non vi sia una posizione “di partito”.

Ma nel referendum pro/contro la separazione l’atteggiamento pilatesco è inconcepibile. Vero è che l’indicazione partitica poco conterà ma in linea di principio un partito (e a maggior ragione un candidato Sindaco) NON PUÒ NON AVERE, e quindi esprimere pubblicamente, un’opinione in merito. Perché altrimenti ammette implicitamente di non avere idea di come governerebbe il Comune o gli eventuali futuri due. Come se chiedessimo all’autista dell’autobus che ci sta portando in gita “tu che sai la strada che ci aspetta e il mezzo che guidi, dici che è meglio continuare così o dividerci in due pulmini?”. Sareste tranquilli se l’autista rispondesse boh?

E invece.. se il PD ha preso chiaramente posizione (assunzione di responsabilità che gli fa onore), Cinquestelle e Lega si dichiarano terzi. In particolare surreale la dichiarazione della pentastellata Sara Visman: “siamo un movimento nuovo rispetto al tema, lasceremo libertà di coscienza perché non seguiamo uno schema ideologico”. Ma che significa? Visto che negli altri 4 referendum non esistevate non avete avuto il tempo di farvi un’opinione?

E che c’entra l’ideologia? Ma de che?

Lorenzo Colovini