Un articolo di Pasquale Pasquino aiuta ad inquadrare la situazione che si è determinata con la creazione del nuovo movimento ITALIA VIVA

Nemmeno Matteo Renzi sa se la scommessa che sta facendo con Italia viva potrà avere l’effetto sperato: quello, per dirla in fretta, di creare una forza politica “macronista” capace di far ostacolo alle forze estreme che nell’ultimo decennio sono cresciute nel paese e che fino a poche settimane fa lo hanno insieme malamente governato.

Renzi ci aveva provato da segretario del partito e da primo ministro, senza successo. E forse tale prospettiva non è possibile in un paese che ha bloccato un processo di riforme costituzionali ed una legge elettorale che andava allora nella direzione del taglio delle ali estreme (il mal visto patto del Nazareno). La sconfitta di Renzi ha coinciso con la rapida vittoria degli estremisti. Ma Renzi ha avuto l’abilità, al primo errore significativo del capo degli estremisti di destra, di far saltare quella alleanza ed ha convinto il PD (senza troppa fatica peraltro) ad imbarcarsi nella difficile ma inevitabile scelta di quello che viene chiamato adesso il governo giallo-rosso.

Renzi ha dovuto pensare anche che portare avanti il suo progetto “macronista”, ora in versione minore, in un quadro di forze politiche ben diverso da quello successivo alla sua vittoria alle precedenti elezioni europee del 2014, non era possibile all’interno del PD, caratterizzato da nuovi equilibri interni, certamente più spostato a sinistra, per usare un vecchio linguaggio, che peraltro non è del tutto vuoto di senso.

Ciascuno nel PD e fuori darà un giudizio, magari aspettando prima un po’ invece di precipitarsi, come è inevitabile che facciano i nemici di Renzi, dentro e fuori della sinistra.

Ci sono però un certo numero di critiche (penso per esempio a quelle avanzate da Francesco Bei sul La Stampa del 17 settembre) che sono per lo più speciose.

1- Il nuovo partito in fieri introdurrebbe instabilità rispetto al governo appena insediatosi e rischierebbe di far risalire lo spread. Ma intanto lo spread è a 140, la soglia più bassa da oltre un anno (quello del governo giallo verde) e la borsa per ora si porta molto bene.

2- Renzi nuovo Ghino di tacco. Craxi grazie ai due forni poté diventare primo ministro. Questa ipotesi è oggi nel mondo dei sogni. Renzi di forni da mettere in competizione non ne ha nessuno. Bisognerebbe supporre che oltre a partecipare alle decisioni del parlamento (che di per sé non sembra uno scandalo) minacci di far cadere il governo. Cioè che Renzi abbia una tendenza spiccata al suicidio. Veramente finora è stato fatto fuori prima dai cittadini e dal fuoco amico e in seguito marginalizzato nel suo partito.

3- Che la leadership del PD sia per Renzi contendibile, anche questo sembra un fantasma del regno dei sogni (o forse, per chi l’avanza, del regno degli incubi). Zingaretti sta facendo bene il suo lavoro di segretario e sembra capace di tenere insieme le diverse anime del partito. Forse fuori del PD Renzi si spegne ma non si vede come possa uscire dalla marginalità stando dentro. Certo, l’ex segretario non è di quelli che si stanno buoni, ma la sua natura è questa, non direi quella del suicidio. La natura di chi fa scommesse e può perderle.

4- Fuori del PD Renzi non avrà legami forti con l’Europa. Ma il PD non gli ha proposto di fare il ministro degli esteri. I rapporti con l’Europa, li terranno Conte, Gentiloni e Gualtieri. E Di Maio (sic). Bastano e avanzano.

5- Le scissioni a sinistra in genere non aiutano la sinistra, vero. Lo abbiamo visto di recente. Quando ci sono elezioni. Ma per ora non ci sono elezioni in vista. Troppo pericolose per la maggioranza e non si capisce con chi il partito eventuale di Renzi si potrebbe alleare. Con la Lega? È evidente che si può alleare solo col PD. Sarebbe nient’altro che l’ala di centro del centrosinistra. Non si capisce che altro potrebbe fare Renzi fuori dal PD. Insomma, il PD si mette col M5S e pensa che sia un problema più serio essere alleato con Renzi? Forse è il PD che ha un problema con il senatore toscano, piuttosto che viceversa.

6- Renzi, si sostiene, si illude di conquistare con il suo partito, da costruire, elettori del centro destra che non aveva conquistato quando era premier e segretario del PD. Ma allora FI era solidamente nelle mani di Silvio Berlusconi. Ora tutti gli opinionisti dicono che non è più così. Non ho alcuna idea delle possibilità che Renzi potrà avere di conquistare pezzi dell’elettorato di centrodestra in fuoriuscita da FI. Ma allora si criticava Renzi perché era di destra e guardava a quell’elettorato. Ora che sembra farlo sul serio si dice la stessa cosa di quando stava nel PD. Ma appunto FI non è più quella di prima e Renzi non sta nel PD.

7- L’ex segretario non si è portato fuori dal PD tutti i cosiddetti renziani, evidentemente non lo erano tanto. Ma è bene che sia così. Altrimenti il PD diventa un partito di estremisti di sinistra. Dovremmo esserne contenti.

8- La decisione di Renzi è una operazione di Palazzo. Linguaggio salviniano populista? Da nemici del parlamentarismo. Come è nato il Conte bis? Ed è forse meglio allearsi con chi fa operazioni “popolari” su “Rousseau”? Attenti al “popolo” dei populisti. Consiglio una buona lettura: Yves Mény, Popolo, ma non troppo, il Mulino, 2019.

9- La fuoriuscita di Renzi dal PD faciliterebbe, si dice, l’alleanza permanente fra PD e 5S. Un momento, credo che sia chiaro a tutti che il nuovo governo Conte esiste se quella alleanza è stabile. Pensare ad un governo del PD con i suoi alleati, inclusa Italia viva, senza i 5S è, per il futuro prevedibile une assoluta fantasia. Renzi era una risorsa nel PD per controllare, se possibile, le tendenze populiste del M5S. Ma non si son visti molti segni del PD di voler usare quella risorsa. Magari Renzi ci riesce da fuori.

10- Renzi fino a ieri leader ombra del PD? Ci crede solo qualche ingenuo o qualche polemista superficiale. E, si aggiunge che comunque Di Maio non vorrà sedersi con lui. Immediata amnesia: i 5stelle si sono seduti con tutti, dai gilets jaunes a Ursula von der Leyen, da Salvini a Mattarella, di cui si chiedeva l’impeachment perché non voleva un economista antieuro al ministero dell’economia. Si siederanno anche con Renzi, se questi ci va al tavolo con loro.

Per adesso io sto col PD, la Cosa di Renzi è solo gruppi parlamentari (e io non faccio parte del Parlamento), e non è un partito e nemmeno si presenta alle prossime regionali, dove naturalmente sosterrà il candidato che si oppone alla destra.

Per ora penso come Altan.