La plastica differenza delle dichiarazioni di Zingaretti e Di Maio usciti dal colloquio con Mattarella ha offerto uno spettacolo sinistramente surreale. L’uno che parlava di discontinuità, di nuovo inizio, dell’aprirsi di una fase completamente diversa. L’altro a rivendicare che il cammino prosegue, che non hanno completato il loro lavoro, che altri hanno mollato ma che loro continuano a portare a termine il mandato affidato dagli elettori.

Ma entrambi concordi nel dare vita al Governo Conte bis.

Come se nel discorso agli ospiti dopo il pranzo due sposi dicessero, che so, l’uno che vuole una squadra di calcio di figli e l’altra che vuole dedicarsi solo alla carriera.

Naturalmente ci si può consolare pensando che entrambi avevano la necessità di salvare la faccia e le rispettive parole d’ordine e quindi abbiamo assistito ad una recita a cui in fondo non credono neppure i protagonisti.

Io temo però che ci siano davvero delle ispirazioni di fondo che separano profondamente i due nuovi partner; sarebbe peraltro strano non fosse così. C’è il rischio che si appiattiscano sui pochi temi innocui in cui c’è sintonia (l’ambiente, il welfare..) e si galleggi sui quelli dirimenti, sulle scelte forti e difficili, condannandosi all’inettitudine.

Certo, non sentire più Salvini che spara cazzate ogni giorno che Dio manda in terra è un sollievo ma non basta, non può bastare.

Lorenzo Colovini