Ormai le scortesie istituzionali di Donald Trump non fanno quasi più notizia, ci siamo mitridatizzati. Forse un po’ troppo, a giudicare da come è stato registrato da noi l’endorsement a Giuseppi Conte (in effetti un’intromissione negli affari interni di un Paese mai vista prima). Ma merita comunque attenzione l’attacco a Jay Powell, Presidente della Federal Reserve, definito addirittura il Nemico.

E non è solo questione di forma. Tutto nasce dalla brutale guerra dei dazi che the Donald ha scatenato contro la Cina. Un colpo di maglio al sistema economico-finanziario mondiale. I mercati hanno reagito con il panico, le borse sono crollate e l’economia si trova in un stallo: nessuno osa investire con questa incertezza su come sarà il futuro.

E di questo tsunami ha fatto le spese anche l’economia USA; c’è aria di crisi e recessione ed è una pessima notizia per chi vuole essere rieletto il prossimo anno.. insomma Trump si è dato la classica martellata sui c.. da solo.

Naturalmente, mica lo ammette: no, colpa dei cinesi, dell’Unione Europea e, ultimo, appunto di Powell che non azzera i tassi (misura che in questa contingenza sarebbe comunque inutile).

Ennesima prova che le risposte semplici a problemi complessi sono pericolosissime. Con buona pace di Di Maio, Salvini e compagnia.

Lorenzo Colovini