Ieri sera, nella trasmissione “In Onda” l’on. De Falco (ex cinquestelle), quello famoso per il “torni a bordo, cazzo” rivolto all’indimenticato Schettino, invitato in quanto uomo di mare a parlare del problema Grandi Navi, ha detto che queste sono un pessimo affare per Venezia in quanto i croceristi non lasciano alla città nulla, non si fermano, non spendono in alberghi o ristoranti, non fanno acquisti.

Non è vero: la stima (sorprendentemente concorde tra pro e contro Grandi Navi) dell’indotto turistico dei croceristi è di circa 180 milioni l’anno, superiore ai ricavi propri del business crocieristico (con indotto e tutto 150 milioni circa). Perché Venezia è un home port e molti crocieristi approfittano per soggiornare in città prima o dopo la crociera.

Ma transeat. Quel che colpisce è l’inversione dei termini del problema: nessuno considera la pressione turistica indotta indirettamente dalle crociere un beneficio. È una variabile in negativo, non un costo da pagare in caso di rinuncia alle Grandi Navi ma una ricaduta positiva dell’eventuale decisione in tal senso. Perché di tutto abbiamo bisogno meno che di turisti in più.

Mi chiedo come un parlamentare, chiamato in TV appositamente per dibattere un tema preciso, non abbia sentito il bisogno di documentarsi prima, di capire almeno i termini della questione.

Questa è la consapevolezza del tema a Roma, questi sono i decisori. Questa la levatura dei nostri rappresentanti. Ben messi semo

Lorenzo Colovini