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Il panorama politico italiano sembra del tutto bloccato sull’agenda dei nazional-sovranisti con Capitan Salvini fermo sulla plancia di comando a dettare le sue condizioni.

Chi ci sta bene, sennò sono legnate a destra e a manca a mezzo social media.

L’Immigrazione, che in verità si riduce alla battaglia del tutto simbolica contro le ONG, perché gli sbarchi, quelli “normali” quelli senza agenti di soccorso, quelli dei più disperati, continuano imperterriti e irrefrenabili.

Le ONG come nemici del Popolo Sovrano, quel “prima gli Italiani”, che non si sa ancora cosa voglia ben dire alla luce della situazione economica e sociale del Paese che è bloccato, fermo e impiantato più di un picco dolomitico.

Ma tant’è la propaganda e la campagna elettorale permanente rimane il karma del Capitone che sa di potersela svangare senza troppi danni, lasciando formalmente all’imbelle, incapace, rintronato alleato M5S, le incombenze economiche che lo sovrastano e per le quali non sa nemmeno da che parte si può cominciare ad affrontarle.

Con il rischio concreto che l’economia del Paese, pezzi importanti e strategici dell’industria nazionale se ne vadano a carte quarantotto.

Poi, dopo aver fatto danni irreparabili al welfare nazionale con “Quota 100”, a favore di selfie o di filmatini “autoprodotti”, si lascia andare qua e là e prova a spargere un po’ di fumo negli occhi degli allocchi e dei creduloni, citando cose come la Flat Tax o meglio ancora i MiniBot o la Banca Nazionale che stampa moneta.

Armi di distrazione di massa alle quali continua a non mancare l’appoggio incondizionato dei nostri concittadini, anche se va detto che il bacino non si ampia ma registra un’osmosi fra vasi comunicanti.

Ma sempre troppo alto rimane il consenso per un CentroDestra variamente rappresentato.

Sul fronte dell’Opposizione si potrebbe mutuare un sonoro “nessun dorma” di pucciniana memoria, ma il prode Zingaretti, dai più soprannominato Mr. Boh, se non tace, al massimo fa la voce flebile, che nessuno, ma proprio nessuno riesce nemmeno a percepire.

Con buona pace di tutti coloro che sperano, vogliono, si impegnano per una rinascita del PD, messo all’angolo, senza una linea chiara e condivisa. Senza un posizionamento nella società che lo renda un interlocutore prima di tutto credibile all’esterno.

Perché i giochi continuano ad esser fatti tutti in chiave autoreferenziale; una mera distribuzione dei pesi e dei contrappesi, in barba al “non ci sono più correnti” “unità prima di tutto”.

Con il risultato che il consenso rimane bloccato attorno a quel 22% raggiunto a fatica alle recenti Elezioni Europee. Con una perdita di più di 100mila voti assoluti rispetto al già magro bottino del 2018.

Nonostante il contributo determinante del movimento di Carlo Calenda, quel “Siamo Europei” che ha sicuramente portato un valore aggiunto alla lista. Perché altrimenti saremmo qui a piangere su percentuali ben più magre. L’analisi dei flussi dice questo.

Movimento che prova a farsi adulto, dopo una fase di riflessione che ha portato, non del tutto incomprensibilmente, Calenda a chiedere un benestare, alla formazione di un nuovo movimento strutturato, allo stesso Zingaretti.

https://www.siamoeuropei.it/rivoluzione-immoderata/

Che ci sia una parte dell’elettorato italiano che alla luce dei fatti, alla luce delle politiche di questi anni, non si senta rappresentato dal PD tout court è un dato di fatto.

Che ci sia una vasta area dell’astensione che possa richiamarsi a valori di progresso e di riformismo liberale con connotazioni di temperamento delle condizioni sociali è nelle cose di oggi.

La storia politica italiana ci racconta di un’area di questo tipo che è sempre stata marginale e del tutto ininfluente. Ma va ripercorsa la storia, appunto: erano altri i tempi e altre le condizioni socioeconomiche

Oggi sembra che uno spazio sia possibile e praticabile.

Che viene invocato da molti: politologi, uomini di scienza e di Università, un pensiero economico “liberal” variamente diffuso e rappresentato, editorialisti fra i più titolati dei maggiori quotidiani nazionali e così via.

Tutti a fare il richiamo al voto responsabile, informato, partecipato, moderato nei toni ma radicale nelle scelte.

Perché il difficile è proprio questo: come riuscire ad essere attrattivi nei confronti dell’elettorato dovendo dire cose difficili e ancor più dure da digerire. Ben lontane dalla propaganda populista che dispensa promesse facili ma impossibili da realizzare.

Le ricette dovrebbero essere radicali per riuscire a dare un futuro al nostro Paese che è in una fase di stagnazione, di immobilismo da almeno tre decenni.

Che non cresce in produttività, che ha i redditi stagnanti, che perde competitività, che ha un deficit demografico spaventoso, che ha un sistema scolastico da ripensare, un tasso di frequentazione universitaria da paese arretrato, che ha un debito pubblico rapportato al suo PIL ai margini della ragionevolezza. Che ha un sistema giudiziario bizantino e largamente inaffidabile nei tempi e nelle procedure. Che ha una burocrazia tanto invasiva quanto inefficiente.

Se c’è spazio per un Movimento politico che possa aggregare consensi è su questi temi che andrebbe basata la sua piattaforma politica. Potrebbe puntare ad un 10% da pescare in quella massa molto vicina al 40% di astensionismo.

Perché poi l’alleanza con in PD sarebbe un passaggio naturale, persino benefico per una formazione politica che ha bisogno di un alleato-competitor che possa sostenere la politica che un partito di centrosinistra tradizionale non potrebbe mai fare totalmente sua.

Anche se le prove di responsabilità sono nel suo DNA fin dai tempi dell’ultimo PCI.

Una proposta coraggiosa, una proposta per certi versi innovativa, una proposta di grande responsabilità potrebbe fornire la sponda, l’appoggio, l’appiglio a molti di coloro che non sentendosi rappresentati dal PD attuale, e forse nemmeno da quello immediatamente precedente, non possono nemmeno lasciare che le cose vadano per come Salvini e la sua impronta di destra stanno cercando di determinare nella società italiana.

Che nel M5S sicuramente non si può fare nessun tipo di affidamento: “scappati di casa”.

Franco Vianello Moro