Pietro Ichino

27 Giugno 2019

Dopo Pierluigi Battista sul Corriere del 7 giugno, anche Gad Lerner sulla Repubblica del 17 se la prende con il Pd “che non sta con gli operai”.

Questa volta i rilievi accigliati dell’opinionista sono rivolti in particolare contro Matteo Renzi e Sergio Chiamparino, entrambi rei negli anni passati di avere sottolineato esplicitamente il loro apprezzamento per l’operato di Marchionne.

Donde si deduce che, secondo Lerner, “stare con gli operai” avrebbe comportato invece “stare con i leader pro tempore della Fiom-Cgil”, ovvero Rinaldini e Landini, i quali contro Marchionne hanno combattuto una battaglia durissima.

Ma non erano “operai” anche quei 6 dipendenti su 10 della Fiat di Pomigliano e di Mirafiori che nei referendum del 2010, disattendendo le indicazioni della Fiom, votarono a favore del piano industriale proposto da Marchionne? E non pensa Gad Lerner che gli altri 4 lavoratori su 10, quelli che votarono contro, col senno di poi dovrebbero essere grati ai 6 che votarono a favore?

Tutti ormai sanno che quel voto ha consentito l’attuazione di un piano che ha salvato quella grande azienda da un sostanziale fallimento e da conseguenze tristemente analoghe a quelle che sta sperimentando Alitalia.

O forse Lerner è convinto che una Fiat nazionalizzata e magari affidata a qualche italianissimo “capitano coraggioso”, à la Carlo Toto o Claudio Lotito, potrebbe essere uno dei pochi grandi player mondiali nel settore dell’auto, potrebbe avere oggi i reparti saldatura e verniciatura interamente automatizzati, con azzeramento degli infortuni e delle esalazioni nocive, insomma potrebbe avere un futuro industriale apprezzabile nel mercato globale?

Non pensa, il nostro opinionista operaista, che gli operai abbiano bisogno di un vero imprenditore come lo è stato Sergio Marchionne, molto più che di capipopolo capaci di strappare qualche applauso in un comizio ai cancelli (chiusi o a rischio di chiusura) delle loro fabbriche?