L’autonomia regionale, in linea di principio, mi lascia freddo. Spesso si è dimostrata un moltiplicatore di occasioni di corruzione e malgoverno. Toglierei gli assurdi privilegi alle Regioni Autonome altro che crearne di nuove.

Detto questo, si comprende il malessere di tre Regioni del nord perché oltre a essere tra le maggiori contribuenti, ed essendo le più ricche fin qui nulla quaestio, sono anche quelle per cui lo Stato spende pro capite di meno (a Venezia diremmo bechi e bastonai). Con l’autonomia tentano di trattenersi almeno un quantum corrispondente alla (presunta) loro maggior efficienza.

Comprensibile anche la diffidenza delle Regioni più spendaccione ma anche dei pentastellati, perché proprio la quantificazione di questo quantum porterà inevitabilmente a parlare di costi standard e a confronti imbarazzanti.

Questa è la partita vera, i schei, finora tenuta sottotraccia, nascosta da nobili principi. Ma ieri Alberto Avoli, Procuratore Generale della Corte dei Conti, ha strappato il velo di ipocrisia dando voce ai timori di taluni: “assai deleteri sarebbero gli effetti delle autonomie trainanti, se essi finissero per far crescere solo alcune Regioni, chiuse in una visione territoriale localistica, tra l’altro a lungo andare perdente..”.

Tradotto: “non vorrete mica che le regioni trainanti smettano di trainare le altre?”. Ed è la Corte dei Conti che parla!

E poi ci stupiamo delle percentuali bulgare della Lega in Veneto…

Lorenzo Colovini