Sulla sceneggiata di Salvini con rosario, segno della croce e appello al cuore immacolato di Maria, si sono già sprecati commenti e non possiamo che aggiungervi la nostra stupefatta costernazione. Ma è come sparare sulla Croce Rossa, troppo facile.

L’episodio tuttavia è significativo perché conferma un sospetto che già mi ero fatto in occasione delle ripetute strizzate d’occhio al fascismo. Non si tratta solo di furbate per ruffianarsi i mondi (e i voti) cattolici e dei nostalgici del Duce ma mostra la recente tendenza del Ministro dell’Interno di fare sponda con riferimenti altri, quali che siano, purché qualcuno vi si riconosca.

È un segno di debolezza. Il sofisticato politico che, con indubbia abilità, ha moltiplicato i consensi proponendo una narrazione distorta per cui i problemi degli italiani sono gli immigrati o quota 100, forse intuisce che qualche suo fan comincia a capire che il re è nudo, che il vero problema è il baratro economico in cui questo sciagurato Governo, e non l’Europa matrigna, ci sta sprofondando.

E allora il Narratore cede il passo al Predicatore. Ma come tutti i predicatori deve derivare la sua autorevolezza da un Altrove. Da qui l’accreditarsi con il Duce e la Madonna. La prossima volta toccherà, chissà, a Buddha o al Cid Campeador. Va tutto bene, tanto la logica e la coerenza sono un optional.

Lorenzo Colovini