Finalmente “l’ovetto” che deturpava la magnifica prospettiva del ponte di Calatrava sarà smantellato (si, perché sarà pure pericoloso e costoso, ma il ponte è bellissimo).  Dopo una lunga trafila burocratica, cominciata addirittura dall’Amministrazione Orsoni, si toglierà quell’orrore, inutile e costoso. Meriterebbe di essere consegnato ad un Museo degli Orrori a memento di quanto l’ottusità umana e la burocrazia possano fare danni.

La tragicommedia ha dunque una fine. Non ha padri, come sovente non hanno padri le nequizie orrende, le incompiute, gli sprechi di denaro pubblico. Ed in effetti, nella faticosa ricostruzione dei vari passaggi burocratici, è difficile trovare un colpevole. Una fila di funzionari e Assessori che si sono trovati a gestire un mostro partorito dall’ottusa incapacità di risolvere il problema dell’accessibilità ai disabili semplicemente garantendo loro un traghetto gratuito con vaporetto. E attenzione: non è qui in gioco l’unicità di Venezia o la malagestione delle nostre amministrazioni, no: questo è un male che affligge tutto il Paese.

Sembra però che almeno un colpevole ci sia: secondo la Corte dei Conti il progettista “dell’ovetto” ha cannato completamente il progetto non tenendo in adeguata considerazione il contesto in cui l’opera doveva essere utilizzata. Ecco, questo esimio professore ingegnere dovrebbe, altro che trincerarsi nel riserbo, chiedere pubblicamente scusa. Basterebbe, a molti veneziani, solo questo: chiedere scusa.

Lorenzo Colovini