Sul blog parallelo di LG sono usciti uno dopo l’altro un paio di articoli che si integrano nella rappresentazione della politica italiana “ai giorni nostri”

https://www.luminosigiorni.it/2019/04/tu-chiamale-se-vuoi-rimozioni/

Tu chiamale se vuoi ‘rimozioni’…

L’Italia è in recessione tecnica. Ovvero per due trimestri consecutivi abbiamo registrato un calo del PIL. È la terza volta che accade negli ultimi 10 anni, durante i quali peraltro anche quando la variazione del PIL era positiva, rimaneva comunque a livelli piuttosto esangui e indietro rispetto alle performances dei Paesi UE (vedasi, impietoso, il grafico a destra).

confronto Italia - UE andamento PIL

confronto Italia – UE andamento PIL

Siamo fermi in sostanza e quello che è peggio è che traccheggiamo da anni con un gap costante rispetto agli altri Paesi UE, pur essendo l’Italia uno dei Paesi a più forte struttura industriale e vocazione manifatturiera. Non vantiamo grandi players internazionali (tranne poche felici eccezioni) e i nostri brands sono da anni terra di conquista per le multinazionali straniere. E siamo in costante deficit di produttività (vedasi altro grafico).

produttivitàaconfrontoNon serve sprecare tante parole per evidenziare che la crescita (e decrescita) economica è la madre di tutti i problemi. Dalla situazione economica di un Paese derivano l’occupazione e il benessere dei cittadini, quindi a cascata la percezione di positività, la propensione a spendere ed investire (quindi generando crescita in un circolo virtuoso), meno spese di welfare ma anche meno tensioni sociali, meno “lotte tra poveri”, meno livore. Una prospettiva di futuro per i giovani diversa da un triste precariato, che tra l’altro impatta fortemente sia sulla possibilità materiale di mettere al mondo figli sia sulla propensione a farlo (senza bisogno di Word Family Forum…).  Insomma, un governo che si rispetti dovrebbe avere come stella polare quest’aspetto e le politiche per fare fronte ai momenti difficili.

Ora, certo non si può fare carico all’attuale governo di una situazione che, come premesso, data da molti anni, ma è altrettanto certo che questa sciagurata amministrazione pentaleghista costituisce il peggiore nocchiero possibile per navigare in acque così agitate.

Perché il tema economico è freudianamente rimosso. Nella manovra economica il governo ha previsto per il 2019 una crescita del 1% del PIL assolutamente inverosimile (e bontà loro, l’1% solo perché negoziato con l’Europa perché la stima era iniziale era addirittura il 1,5%). Ripeto: è una rimozione bella e buona. Pochi giorni fa i giornali riportavano del (sacrosanto) sfogo di Brugnaro che lamentava l’assordante silenzio del Ministro Toninelli su Grandi Navi e MOSE su cui il Ministro dopo mesi non ha preso una decisione che sia una. Problema difficile? Tema sensibile per il sentiment dell’elettorato? Non se ne parla, polvere sotto il tappeto, damnatio memoriae.. Ma attenzione non è che Venezia è particolarmente sfigata: questo è l’atteggiamento di fondo, costante, per tutte le grandi scelte infrastrutturali (e non) del Paese.

Esiste una scuola di pensiero, per così dire consolatoria, che in sostanza si può riassumere così: questo stato di cose è tutto da attribuire alle velleità di decrescita felice dei cinquestelle.. per fortuna c’è Salvini che, magari sarà anche uno stronzo, ma è un uomo pratico che ha a cuore gli interessi del mondo produttivo e industriale e prima o poi questa situazione evolverà positivamente.

Errore. Salvini attua un’operazione analoga a quella dei soci di governo: rimuovere, con l’aggravante di coltivare e suscitare gli animal spirits degli italiani. Ci propone una narrazione di un Paese che non è afflitto dal pensiero di arrivare a fine mese o di che lavoro troverà il figlio disoccupato. Macché, il Paese di Salvini è tutto concentrato su come limitare gli sbarchi degli immigrati, è ossessionato dalla possibilità di difendersi da solo e, fresca fresca, non dorme la notte interrogandosi sulla composizione della famiglia tradizionale.. E ciò che è più grave questa sua narrazione si impone sul dibattito politico. Cosicché un Paese fermo, sull’orlo del baratro, con lo spread pronto a schizzare in alto, trova le prime pagine dei giornali occupate dal Forum di quattro gatti fuori dal mondo e dalla contromanifestazione per difendere i Diritti. E domani se ne inventeranno una nuova, importante è che si parli d’altro.

Detto dell’inappellabile giudizio negativo per entrambi gli azionisti di questo Governo, enorme è pure la responsabilità dell’opposizione, e massime del PD, per l’inanità con cui si fa dettare l’agenda. Il Titanic affonda e Zingaretti sfoglia la margherita per decidere se riaccogliere nel partito Bersani & C. e Zanda propone di aumentare lo stipendio ai parlamentari. Ridateci Renzi..

Lorenzo Colovini

 

https://www.luminosigiorni.it/2019/04/cambia-poco-domina-salvini/

Cambia poco, in assenza d’altro domina Salvini

La situazione cambia di poco.

Una Lega arrembante, radicata nella destra più oltranzista e conservatrice che non si può.

Capitanata da un leader strabordante che usa i social come nel ventennio si usava l’olio di ricino e il manganello.

Un leader che ha saputo non solo cavalcare l’onda protestataria e insofferente del ventre molle italiano, ma ha ancor più saputo intercettare le pulsioni più conservatrici alimentandone le paure, spesso indotte e largamente immotivate (dati alla mano).

Ne ha fatto una campagna elettorale permanente, facendosene un baffo del ruolo istituzionale, fregandosene altamente delle difficoltà reali del Paese, portandolo verso una condizione di insostenibilità economica.

Così facendo la sua azione è risultata premiante oltre ogni logica, pescando nelle sacche di marginalità ma non solo. Facendo incetta di consensi a destra ma anche al centro.

Qualche volta persino “a sinistra” del centro.

Si è mangiato più della metà dei consensi di Forza Italia, che prova a resistere attorno ad uno striminzito 9%, ma soprattutto ha fatto incetta delle orde urlanti e “rivoluzionarie” dei grillini della seconda ora.

Se n’è succhiato quasi un 10%, lasciando il suo socio di Governo del Cambiamento, quel Di Maio che ha fondato tutte le sue fortune sul Contratto, a guardare fiumi di elettori andarsene allegramente a destra.

Perché c’è, ma soprattutto c’era chi diceva che il M5S fosse un movimento di sinistra per via dei voti che aveva intercettato dal PD figlio dell’epoca renziana.

Ma dove? Scusate ma vogliamo fare l’elenco dei provvedimenti (pochi, confusi e mal congegnati) che sono stati adottati in questi 9 mesi di governo?

A parte le due bandierine piantate nella pancia del deficit nazionale (Cittadinanza e Quota 100) tutto il resto puzza di destrorso come non mai.

E in ogni caso la guida effettiva è in mano al Cinghialone che quando non è occupato a cambiarsi di divisa, a fare selfie, a twittare cavolate svolazzanti, a gustare specialità italiane, sa come farsi valere e come imporre con la forza dei fatti la linea governativa al più debole dei contraenti.

A quello che non avendo un partito vero alle spalle, non avendo esperienza di governo, non avendo conoscenza approfondita dei dossier, non avendo nemmeno preparazione e competenza all’altezza del compito è destinato a soccombere.

Perché il movimentismo regge fino a che devi fare opposizione irresponsabile ma poi si annichilisce quando deve affrontare i temi del governo del Paese.

Sì ma allora perché quei voti in libera uscita dal PD che erano stati “parcheggiati” in attesa che Renzi togliesse le tende (o almeno così qualcuno pensava) non sono tornati a casa come il più fedele dei Lessie cinematografici?

Ma la spiegazione è abbastanza semplice, a mio modesto modo di vedere.

Perché nonostante la batosta del 4 Marzo 2018 ci sono voluti 12 mesi (un anno!) per portare quel Partito ad un Congresso che però ha avuto l’unico obiettivo di contraddistinguersi per il suo esclusivo stampo elettivo.

Perché se si trattava solo di trovare la quadra degli assetti davvero un anno è un buttar via il tempo.

Con buona pace della Politica e dei buoni propositi.

Perché senza una proposta, senza uno straccio di idea che faccia capire in quale direzione il centrosinistra italiano voglia andare, non riesci a raccogliere le adesioni dei tuoi concittadini.

Almeno di tutti quelli che non ti sono fedeli di default. Il famoso zoccolo duro.

Perché non si sa ancora in favore di quale strategia economica, in favore di quali categorie sociali. Per quale futuro del Paese.

Per quale futuro dell’Europa.

E siamo a meno di due mesi dalle prossime elezioni, in cui sembra che l’unico obiettivo di questo ancora intontito PD sia quello di vedere se riesce a superare di qualche decimale il M5S che è in caduta libera.

Una sorta di “3 Sette chi fa meno” o “ciapanò”.

Dopo di che si è fatto di tutto per stemperare la spinta propulsiva e generosa dell’iniziativa di Carlo Calenda con il suo Manifesto “Siamo Europei”.

Al di là dell’adozione del simbolo si pensa di fare un po’ di campagna elettorale sui 6 punti programmatici di quel Manifesto (https://www.siamoeuropei.it/) oppure ci si accontenta di dichiararsi per un general generico rilancio/rinnovamento dell’Europa e delle sue Istituzioni senza riempirle di contenuti e di proposte?

Lasciando così il campo libero a tutta quella orda di sovranisti/nazionalisti che non sapendo dove appiccicarsi e dove andare a cazzabubbolare sono lì che fanno a gara a chi la spara più grossa, promettendo un giorno l’uscita dall’Euro, il giorno dopo la conquista dell’Oro (per la Patria) in barba alle regole e quell’altro ancora l’aumento del deficit ad libitum. O meglio ancora di tornare a stampare la Lira.

Così facendo lucrano ancora sulla situazione di vuoto che il centrosinistra lascia e che non è capace di riempire.

Nonostante gli strombazzamenti autoconsolatori di una generosa adesione alle primarie – fin che quel popolo avrà voglia e forza di dare sostegno – di un simulacro di organizzazione politica che si accontenta di tenere il campo e di “cantar vittoria” se si porta a casa un sonante 20%.

Altro che attraversata del deserto!

Franco Vianello Moro