Il nostro amico Dino Bertocco col quale condividiamo il percorso GeCCo in ambito Veneto, ci ha mandato questo suo commento sulle primarie di domenica scorsa.

Ci sentiamo di condividerlo.

  • il ritorno di Enrico Lassie-Letta ed  il riavvicinamento della tenda di nonno Prodi
  • la riscoperta che esiste un popolo fedele, ritenuto scomparso
  • l’emozione ai gazebi per la moglie di D’Alema, Sabrina Ferilli e tanti “volti noti” che si sono “riavvicinati”
  • per non dire della sorpresa per l’apparizione del sommo custode della più bella Costituzione al mondo, G.Zagrebelsky

Era abbastanza prevedibile che il corpo di un’anziana signora come il PD (vedi l’inchiesta realizzata da Cls –Candidate & leader selection il 3 marzo davanti ai seggi) non avesse potuto  reggere a lungo una leadership esuberante ed innovativa che è risultata sconvolgente per una nomenclatura interna,  sedimentatasi pigramente all’ombra di un marchio prestigioso, ma di cui da molto tempo essa aveva smarrito il significato profondo,   l’ispirazione e soprattutto la vitalità riformatrice che avrebbe dovuto caratterizzare i suoi esponenti.

E pertanto,  con il buonsenso delle signore attempate e perbene, gli elettori hanno colto l’occasione delle Primarie per archiviare la stagione delle emozioni forti e delle  tensioni,  scegliendo un Segretario   che sostituisca  l’adrenalina renziana con la tachipirina zingarettiana.

Il risultato (illusorio)  è che ora si ritiene che  l’Organizzazione del Partito sia diventata una casa più accessibile ed accogliente, un luogo in cui la discussione ed il confronto potranno svilupparsi serenamente e senza scossoni…

Ma è del tutto evidente che si tratta di impressioni, di valutazioni che sconfinano nei sentimenti della nostalgia per il tempo che ha preceduto la burrasca delle tensioni,  delle divisioni, della sconfitta.

In verità esse coprono una realtà densa di contraddizioni destinate a mostrarsi in tutta la loro  virulenza per una ragione molto semplice: la strategia  del piacionismo inaugurata in questi giorni con grande entusiasmo ed adesioni sospette (per le parole usate: “Mai più il partito dell’antipatia”!), nasconde  una montagna di retorica, ipocrisia, superficialità che si manifesterà presto di fronte alle sfide di un’agenda politica e soprattutto economica sulla quale il Candidato che ha vinto non ha – finora – dimostrato di avere idee forti e, per quelle che ha finora manifestato,  particolarmente convincenti.

A leggere commenti e dichiarazioni dei simpatizzanti del neo Segretario sembra prevalere la convinzione che con la bacchetta magica della discontinuità dalla stagione renziana,  oplà, i drammatici problemi del Paese e le terapie necessarie  per affrontarli,  diventeranno il  terreno di gioco di nuove e risolutive alleanze parlamentari.

Il rischio che vedo appalesarsi è che le speranze e l’investimento in fiducia emersi da una significativa giornata di democrazia vissuta generosamente e con coerenza da molti cittadini, siano  sciupati dai giochini e dalle ripicche di rappresentanti ed apparati che sono chiamati ad approntare condizioni e procedure di partecipazione e discussioni focalizzate sulle scelte  programmatiche e non semplicemente a riposizionarsi rispetto ai nuovi (si fa per dire) equilibri interni:

https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2019/03/06/primarie-pd-renzi-news/229821/

In particolare per il Veneto la situazione rischia di diventare melodrammatica, sommando all’inettitudine dimostrata dai gruppi dirigenti risultanti soccombenti alle urne delle Primarie, la rivalsa miope dei “vincitori”  di cui si conosce solo una disciplinata subalternità ai nuovi vertici romani.

E tutto ciò nella fase cruciale per una Regione attraversata dalle tensioni del processo per la maggiore Autonomia.

Conclusione: più che di commozione,  retorica e disciplina,  il voto e la partecipazione democratica del 3 marzo debbono essere onorati attraverso l’assunzione di una maggiore  consapevolezza  del Ruolo  dinamizzatore del Partito, le cui logiche organizzative ed operative debbono diventare e la sintesi tecnoumanista della cittadinanza digitale e del protagonismo nel territorio, pratiche in grado di aprire e contaminare strutture ormai decadenti come i Circoli, con le energie della vitalità giovanile e del civismo.

Un contributo che va in questa direzione è il Progetto Demotopia:   www.demotopia.eu

Dino Bertocco