Pubblichiamo il testo della lettera che Marco Caberlotto ha scritto al segretario del PD Maurizio Martina dopo i funerali di Genova e a seguito delle interviste comparse su CorSera e Repubblica

Caro Segretario,

Ho letto la tua intervista a Repubblica. Pensavo che, come nel caso del Corriere di qualche giorno fa, il titolo “dobbiamo ripartire da quei fischi” fosse una forzatura giornalistica.

Questa volta invece sono proprio le tue parole. Nell’intervista dici alcune cose condivisibili ma consentimi di dire che la premessa a mio giudizio non è solo sbagliata, ma ferisce elettori e militanti del nostro partito. So che non era tua intenzione ma provo a spiegarti perché.

Ripartire dai fischi significa dire ai tanti che tirano quotidianamente la carretta per il Pd e che si prendono quotidianamente sberleffi e insulti, sui social e non solo, che in fondo è giusto così, ce li siamo meritati. Io invece, per le idee che ho, per l’impegno che ci metto, non mi sento una persona da fischiare.

Abbiamo una lunga battaglia da fare e la dobbiamo combattere orgogliosamente con le nostre idee. Possiamo certamente migliorare molte cose che abbiamo fatto ma senza perdere la nostra identità di partito moderno e riformista.

Ma non miglioreremo se l’esempio che prendiamo sono un gruppetto di persone che fischia e urla, non a un comizio, ma a dei funerali. Possiamo anche lontanamente immaginare di giustificare comportamenti di questo tipo? Saremmo i primi a condannarli se fossero diretti ai nostri avversari e invece li giustifichiamo, li legittimiamo, diamo loro dignità politica addirittura dicendo che da questi fischi dobbiamo ripartire? Mentre stiamo commemorando dei nostri concittadini?

Le immagini hanno fatto vedere una donna che si alzava e inveiva nei vostri confronti. Donna che si è girata inveendo anche contro qualcuno, lì presente tra la stessa folla, per commemorare e non per inscenare proteste. Noi dovremmo andare in cerca di quella persona che ha tentato di riportare rispetto per le vittime in quella cerimonia. Magari ci accorgeremo che è semplicemente uno dei tanti volti di un’Italia civile e coraggiosa dalla quale sì bisogna ripartire.

Oltre che sul piano della qualità della convivenza civile e umana della nostra comunità nazionale credo che il messaggio “dobbiamo ripartire dai fischi” sia sbagliato a livello di competizione politica.
Ma davvero pensiamo di ripartire in questo modo, di essere credibili e riconquistare la fiducia degli italiani assumendo le “ragioni” degli avversari?
Per caso, dopo la batosta delle Europee i Cinque Stelle hanno fatto autocritica? Hanno aperto sugli 80 euro o sul Jobs Act o ci hanno attaccato ancora con più veemenza sulle nostre politiche?
Per caso, Berlusconi, dopo i fischi nelle piazze, ha ripreso la sua campagna elettorale permanente sostenendo che in effetti era da quei fischi che il centrodestra doveva ripartire, o forse ha dato il benservito all’esperienza del Governo Monti come se non ci fosse stato un sostegno di Forza Italia al governo tecnico e a tutti i suoi provvedimenti?

Per fare un esempio, cito la tua uscita recente sulle nazionalizzazioni. So che hai usato molti distinguo e perplessità ma purtroppo il messaggio che è rimasto è quello di una disponibilità del Pd a discutere della “causa” promossa dai Cinque Stelle. Chiunque legga o ascolti si farà l’idea che se anche il Pd dice che si può discutere di nazionalizzazione allora questa idea non è così strampalata. Che bisogno abbiamo noi di portare acqua all’avversario?
Ma poi, non dovevamo chiudere con la linea politica costruita sulla base delle interviste?

Caro Segretario, io mi aspetto uno scatto d’orgoglio da te e da tutta la dirigenza del nostro partito. Il Pd deve certamente migliorarsi ma non deve vergognarsi, per quello che ha fatto al Governo del Paese e per tutto quello che quotidianamente fanno i suoi amministratori, i suoi militanti e simpatizzanti nelle comunità locali. Dobbiamo ricucire il rapporto con i cittadini. Non per “giustificarci” o “chiedere scusa” ma per “dimostrarci” con l’esempio e con le azioni concrete. Le persone torneranno a seguirci se sapremo dimostrare loro che noi siamo coloro che concretamente fanno accadere il miglioramento.

Un abbraccio.

Marco Caberlotto