Apprendo che i (mancati) referendari avevano speso una cifra non proprio irrilevante per approvvigionarsi di magliette e spilline pro SI in vista di una campagna referendaria di fuoco. Il tutto prima che il TAR si esprimesse in merito e, appunto, prima che con la sua sentenza condannasse all’inutilità l’investimento in materiale propagandistico.

Piccola notizia ma meravigliosamente significativa perché racconta plasticamente della sicumera, dell’avventatezza e dell’incosciente superficialità con cui il manipolo di irriducibili irredentisti ha affrontato la vicenda. Il che fa pensare che la balda arroganza con cui distribuivano certezze granitiche (“il TAR ci darà ragione”, “il quorum non c’è”, “con la separazione eleggeremo il Sindaco Metropolitano”), alcune delle quali palesemente non vere, era sincera, non si trattava di pretattica. E conferma indirettamente l’affidabilità zero delle promesse, delle illusioni, delle narrazioni oniriche che propinavano. Pretendevano di migliorare i conti di noi cittadini e non hanno saputo essere oculati neppure con il loro portafogli.

Me li vedo, a riporre con mestizia le magliette in qualche magazzino, baruffando tra loro per chi si tiene tutti ‘sti intrighi…  le spilline magari si possono rifilare al parroco per la pesca di beneficenza o forse meglio tenerle per quando vinceremo al Consiglio di Stato?

Parafrasando Armando Diaz, le truppe separatiste risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza…

Lorenzo Colovini