Ricorre in questi giorni il cinquantenario dell’invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia che soffocò con i carri armati l’esperienza della Primavera di Praga (come 12 anni prima in Ungheria). Ho seguito da bambino quegli eventi tragici, in gioventù ho passato un’estate in Cecoslovacchia quando era ancora sotto il Patto di Varsavia, ho toccato con mano quanto pesasse il giogo comunista e mi sono fatto molti amici da quelle parti. Ho insomma un particolare affetto per Cechia e Slovacchia, paesi di grande storia e birre insigni (e donne bellissime).

Per questo, sono rimasto basito nel leggere su Facebook uno sproloquio di un nostro concittadino (corredato pure di 27 like!)

https://www.facebook.com/giorgio.velli/posts/2662559937103401?comment_id=2675008262525235&reply_comment_id=2675336002492461

in cui si accosta la Cecoslovacchia martire di allora alla situazione della Mestre “irredenta” di oggi, i carri armati sovietici a Praga come il fascismo che ha “ammazzato” il Comune di Mestre. Basito ed addolorato. Difficile concepire qualcosa di più incongruo, di più folle. E sconcertante pensare al vuoto di pensiero, alla logica dissennata ed eccentrica che alberga in certe parti (voglio sperare solo “certe parti”) del separatismo nostrano.

Ma logica a parte, il solo accostamento delle due situazioni è un sacrilegio. GIÙ LE MANI dalle speranze infrante di cechi e slovacchi, dal molto sangue versato, dal sacrificio di Jan Palach. C’è un limite anche alla propaganda più spudorata. Si abbia rispetto per la Storia.

Lorenzo Colovini