In uno splendido editoriale “Quel balzo sul carro del Movimento 5 stelle” Paolo Mieli ha stigmatizzato “…il balzo sul carro dei Cinque Stelle nei minuti successivi alla proclamazione dei risultati delle elezioni politiche. Minuti? Diciamo pure frazioni di secondo. Non era stato neanche ultimato lo spoglio delle schede che, appena sono state chiare le dimensioni della débâcle del Pd, si è prodotta una ressa di propugnatori d’un rapido sposalizio tra il partito che era stato di Matteo Renzi e il movimento che è ancora di Beppe Grillo. Elementari criteri di stile oltreché di prudenza avrebbero imposto quantomeno qualche giorno di silenziosa riflessione”.
http://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_15/quel-balzo-carro-movimento-5-stelle-pd-accordi-cb0fba02-27c5-11e8-bb9f-fef48ac89c0b.shtml
Ebbene, ritengo che un atteggiamento di prudenza e valutazione critica affrofondita debba essere assunto in Veneto da tutte le forze del variegato, e più ampio di quel che non si creda, schieramento di centrosinistra, nei confronti del vincitore locale, ovvero la Lega.
Ragion per cui il Gruppo consiliare regionale del PD dovrebbe quantomeno evitare di affidarsi alle diagnosi ed alle terapie di un Politologo che, invitato ad illustrare le tabelle della sconfitta, somministra ai malcapitati pazienti delle medicine che aggravano la malattia!
Partendo dall’assunto sociologico-scientifico dell’articolo quinto (Chi ha i soldi ha vinto) il nostro non solo suggerisce di copiare le strategie di marketing elettorale leghiste-grilline, ma anche di ripudiare gli insediamenti elettorali (vedi per esempio i centri delle città mediograndi) perchè sono espressione dei ceti parassitari (l’Università, per esempio, è un autentico verminaio).
Naturalmente questo approccio analitico nasce da un’osservazione della realtà senza un vero pensiero critico e dalla opportunistica accettazione che la leadership leghista e nella fattispecie quella di Salvini costituisca il prototipo a cui fare riferimento.
È sostanzialmente il modello ancillare e servente che abbiamo visto essere espresso dagli avvocati padovani-aspiranti costituzionalisti (Mario Bertolissi e Luca Antonini) che hanno messo in scena la commmedia goldoniana della “finta indipendenza” a partire dalla considerazione che Zaia rappresentasse l’espressione pura della rivoluzione popolare dal basso!
Nel caso di Paolo Feltrin ci sono risvolti che, usando le parole nel sottotitolo dell’articolo di Mieli, fanno pensare ad una singolare, grottesca gaffe (le immagini delle due interviste riprodotte a seguire, non sono artefatte!)

Dino Bertocco