Marcello Degni, Gruppo 7 luglio, ha firmato assieme a Dino Bertocco, i ricorsi al TAR del Veneto e al Trubunale di Venezia contro il referendum sul l’autonomia del Veneto promosso da Zaia.

Le ragioni per cui si chiede ai giudici l’annullamento e/o dichiarare nulli, previa sospensione, gli atti impugnati con ogni conseguenza di legge e, ove occorra, anche previa rimessione alla Corte Costituzionale, del Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto, sono sostanzialmente due: il rifiuto da parte della regione della disponibilità del Governo ad attivare una trattativa per il riconoscimento di ulteriori forme di autonomia, in violazione del principio di leale collaborazione e della legge regionale 15 del 2014; la mancanza a dei caratteri di omogeneità e chiarezza del quesito referendario, che contrasta con gli art. 24 e 25 dello Statuto del Veneto.

La questione, a nostro avviso, consiste nell’esaminare se nel Referendum consultivo qui in discussione il quesito referendario possegga o meno il carattere dell’omogeneità che il diritto costituzionale italiano e lo Statuto Veneto richiedono. La disomogeneità della domanda rivolta al corpo elettorale Veneto nel caso di specie ridonda nella violazione degli artt. 26 e 27 dello Statuto regionale di autonomia rendendo illegittimo l’atto di indizione dei comizi elettorali. Si riscontra a nostro avviso l’eccesso di potere per difetto di motivazione, travisamento dei fatti e sviamento oltre alla violazione degli artt. 25, co.1, e 62 dello Statuto della Regione Veneto. Infatti, l’art. 25 dello Statuto prevede che i limiti di ammissibilità del referendum siano fissati dalla legge regionale. Lo Statuto fissa, comunque, un limite nella necessaria omogeneità del quesito (art. 27, co.3). Il quesito proposto le indica invece per relationem: in astratto potrebbero essere tutte quelle indicate dall’art.116, comma 3 o una sola. Ma all’elettore si chiede di pronunciarsi su un quesito a oggetto indeterminato. E su questo la Corte non si è pronunciata, perché interrogata su altri punti di vista, anche se ha affermato che “manca nel quesito qualsiasi precisazione in merito agli ambiti di ampliamento dell’autonomia regionale su cui si intende interrogare gli elettori”.

È, ancora, lo Statuto, che disciplina il giudizio di ammissibilità e ricevibilità della richiesta di referendum, affidandolo alla Commissione di garanzia statutaria (art. 25, co.1, dello Statuto), che è organo di “consulenza e garanzia”, composto da esperti di fama nazionale e regionale di diritto costituzionale o amministrativo o regionale (art. 62). A tutt’oggi tale organo, fondamentale perché dotato del potere di pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito, non è stato istituito. Il procedimento referendario è quindi carente di un passaggio indispensabile.

Mancano inoltre le garanzie che assicuricino la parità di accesso ai mesi di informazione durante le campagne referendarie. E’ infatti squilibrato il rispetto della par condicio in quanto la giunta regionale non presenta i requisiti di imparzialità politica necessari (essa è parte nel confronto che il referendum intende instaurare).

 

Sotto il profilo politico il referendum è una farsa costosa e inutile, che graverà per 14 milioni di euro sui contribuenti della regione.

L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione dal 2001 e la regione Veneto non l’ha mai richiesta in 16 anni.

La Repubblica è una e indivisibile e l’autonomia è già prevista abbondantemente. Pensare di modificare i rapporti tra stato e territori in modo conflittuale, da nipotini del Tanko, non porta a nulla.

Il cosiddetto residuo fiscale da trattenere nel territorio è una colossale stupidaggine. A fronte delle entrate fiscali c’è il terzo debito pubblico del mondo, che non può essere regionalizzato. A meno che non si voglia spaccare il paese.

Il Gruppo 7 luglio è favorevole all’autonomia sostenibile, non al raggiro dei cittadini veneti.