La struttura del Blue Moon ha un merito: mette d’accordo tutti, ma proprio tutti, i veneziani. Chiedete a chiunque, sia questi nostalgico del remo o modernista, sia NO Grandi Navi o SI Grandi Navi, sia di destra, di sinistra, renziano o antirenziano, separatista o unionista.. tutti vi diranno che l’opera dell’architetto De Carlo è orrenda.

Fu inaugurata nel 2003 dopo un’infinita trafila di cantieri sospesi, fallimenti di imprese e tutto il triste rituale cui siamo abituati. E, dopo anni in cui la prospettiva a mare di Viale S. Maria Elisabetta era indegnamente chiusa da un cantiere, ammantata da grandi aspettative. Aspettative amaramente deluse da una costruzione incongrua e velleitaria, pretenziosa e disadorna insieme. In particolare lasciò perplessi quella passerella che si protende verso il mare e resta sospesa a metà, come il lugubre scheletro di un dinosauro spiaggiato, oggi inagibile e arrugginita.

Tutti d’accordo, dunque, dalla Municipalità ai vari comitati per almeno abbattere quell’insulsa propaggine ma la Soprintendenza ha detto no: l’opera di De Carlo non si tocca, eliminare la passerella sarebbe un vulnus inaccettabile all’integrità dell’opera, evidentemente ritenuta un valore da tutelare.

Non vi è paradigma migliore di quanto ottusa ed insensata sia la politica della conservazione pura e dura nel nostro Paese. Quando si dice che siamo un Paese “ingessato” si coglie nel segno. E non solo metaforicamente.

Lorenzo Colovini