Il convegno svoltosi ieri all’Ateneo Veneto per fare il punto sul futuro dell’Arsenale lascia sconcertati per la totale assenza di prospettive dimostrata dal Comune di Venezia attraverso la voce dell’assessore all’urbanistica De Martin.
Come riportato dalla stampa l’Assessore ha esordito dicendo: “non capisco cosa vi aspettiate che io dica”.
Occorre ricordare i punti fondamentali rispetto ai quali è legittimo e doveroso aspettarsi una posizione da parte di chi amministra il Comune di Venezia e la Città Metropolitana: quali sono i piani di manutenzione ordinaria e straordinaria del compendio, quali sono le attività in corso volte alla definizione di un programma di valorizzazione e sviluppo, quali sono i programmi di coinvolgimento attivo della cittadinanza e delle forze sociali ed economiche della città interessate a conoscere il futuro dell’area e a collaborare per la buona riuscita del programma, quali sono gli accordi che si stanno sviluppando con i soggetti insediati per costruire un terreno di proficua collaborazione nella gestione del compendio, qual è il rendiconto delle attività svolte dal 2013 ad oggi.
Tutte questioni alle quali questa Amministrazione non ha nemmeno provato a rispondere dicendo semplicemente che il Comune non sa, il Comune non può, il Comune non vuole gestire l’Arsenale di Venezia.
Eppure anche il Convegno di ieri ha dimostrato che negli ultimi decenni una visione e una prospettiva per l’Arsenale è stata costruita con il contributo di tanti enti e ha portato buoni risultati.
Da giugno 2015 ad oggi, invece, sono state interrotte via via tutte le attività, facendo venir meno la costruzione di una gestione coordinata dell’area, in accordo e con la partecipazione attiva di tutti i soggetti insediati, e fermando di fatto la capacità di coinvolgimento attivo della città, senza tener conto dei grandi investimenti progettuali, finanziari ed economici che su quest’area sono stati fatti negli ultimi anni.
Questo è quello che dobbiamo denunciare: sull’Arsenale la Città ha avuto un impegno forte nel passato e dobbiamo dire che quanto sta avvenendo è inaccettabile, che il mancato coordinamento si riflette anche sulle funzioni produttive, che quello che si rischia è una dispersione senza ritorno delle produttività, delle alte competenze e delle professionalità che questo luogo hanno animato, tra le poche non legate alla monocultura turistica. Che è necessario riattivare il percorso condiviso con enti, associazioni e cittadini e che a questo progetto non si può e non si deve rinunciare.
Ancora una volta questa Amministrazione evidenzia il proprio immobilismo, l’incapacità di prendere decisioni e, quanto peggio, neppure la volontà di cogliere i frutti di quanto già seminato per valorizzare questo straordinario patrimonio di storia, ambiente ed economia.
Maria Teresa Menotto